LA CURVA DI APPRENDIMENTO

Tempo di lettura: 8 minuti

LA CURVA DI APPRENDIMENTO

un racconto di Paolo Rocchigiani


 

-Ma figurati se credo a una cosa del genere!
-Ti dico di sì, fidati!
-Ma ti rendi conto di quante stupidaggini dici?
Improvvisamente l’allarme risuonò nella postazione di controllo.
-È un’esercitazione? Dimmi che è l’ennesima esercitazione!
-Ma quale esercitazione. Qui postazione delta charlie s3 a comando difesa planetaria esterna. Unità operative ai posti di combattimento. Rileviamo intrusione nel settore Otnan. Violazione dell’orlo confermata, conferma scanner intruso, un vascello incrociatore classe Tidyrium appena uscito dall’iperspazio. Non risponde ai tentativi di comunicazione. Sta puntando con i suoi cannoni.-Regole di ingaggio, attivate contromisure, cannoni a energia pronti al fuoco.
-Beccalo beccalo!
-Bersaglio acquisito… ce l’ho, fuoco!
L’allarme continuò a risuonare all’interno della stretta postazione in attesa della lettura dei dati.
Qui Comando difesa planetaria esterna, confermare obiettivo colpito.
-Delta charlie s3 conferma, obiettivo abbattuto.
Fare rapporto, chiudo.
Ricevuto. Ma cosa voleva fare? Un solo incrociatore contro un’intera istallazione di difesa planetaria!

-… e alla fine li ho fatti secchi tutti.
-Ma figurati se credo a una cosa del genere!
-Ti dico di sì, fidati!
-Ma ti rendi conto di quante stupidaggini dici?
Improvvisamente l’allarme risuonò nella postazione di controllo.
-…posti di combattimento. Rileviamo intrusione nel settore Otnan. Violazione dell’orlo confermata, scanner intruso: due vascelli classe Titano appena usciti dall’iperspazio. Provenienza sconosciuta. Silenzio radio, ci puntano i loro cannoni.
-Regole di ingaggio, contromisure attivate, rilevati scudi energetici plasmatici, cannoni a energia pronti al fuoco.
-Beccali beccali!
-Fuoco!
-… confermare obiettivi colpiti.
– Gli scudi dei bersagli hanno tenuto, procediamo con schema 2, difesa missilistica.
– Obiettivi acquisiti, hangar postazioni di lancio aperti, missili partiti, impatto fra 3, 2, 1…
Qui Comando difesa planetaria esterna, in attesa di rapporto.
Impatto confermato, scudi superati. Bersagli abbattuti. Abbiamo subito due bordate con cannoni ionici, danni irrilevanti.
-Che spreco quelle navi, avevano anche un generatore di scudi al plasma, notevole.

-…mi avevano accerchiato, erano tre artusiani. Il più grosso si era fatto avanti, ma non sapeva che avessi con me un disintegratore e alla fine li ho fatti secchi tutti.
-Ma ti rendi conto di quante stupidaggini dici?
Improvvisamente l’allarme risuonò nella postazione di controllo.
– Violazione dell’orlo confermata, scanner intrusi… squadrone di caccia interstellari a corto raggio appena uscito dall’iperspazio.
-Regole di ingaggio, contromisure attivate, fuoco di copertura con cannoni. Richiesta intercettori.
Ricevuto, intercettori in volo, trenta secondi.
-Ne contiamo quaranta, contraerea leggera attivata. Lancio preventivo da batteria missilistica numero 5 all’uscita dei nostri caccia.
Lanciare.
I caccia invasori si ricompattarono dopo il lancio dello sciame di missili che aveva causato loro diverse perdite. A velocità elevatissima si fecero largo tra le postazioni di difesa aprendo il fuoco con i cannoncini leggeri ad impulso laser in dotazione. Contemporaneamente gli intercettori uscivano dalle formazioni di schieramento per ingaggiare duelli singoli.
-Caposquadriglia, coprire settori 8 e 15. Confermo, attenzione confermata assenza rilevazione, non sono presenti bombardieri.
-RICEVUTO, SCHEMA OBI 1 DI INTERCETTO, SIAMO SUI BANDITI.
Qui comando difesa, tenerli lontano dalle torri satellitari.
-Confermiamo la presenza di un solo squadrone di attacco, caccia a corto raggio.
-Ma che fanno vengono al massacro?
-Concentrati sugli strumenti, deve esserci una nave madre! Non hanno grande autonomia di manovra.
-CAPOSQUADRIGLIA INTERCETTORI A COMANDO DIFESA. ULTIMO BANDITO ABBATTUTO. NESSUNA CONFERMA ALTRI INTRUSI. PATTUGLIAMENTO PREVENTIVO PERIMETRO SSD23 PRIMA DI RIENTRARE.
Ricevuto caposquadriglia. Postazione delta charlie s3, fare rapporto.
Settore libero. Allarme cessato torniamo allo stato di luce verde.
-Uff, ma che cavolo!!!

-Era un bar veramente squallido e la guerra l’aveva reso anche peggiore e più pericoloso se possibile. C’era la peggiore feccia che avessi mai visto in giro. Ero in licenza premio e comunque avevo una serata fortunata ai dadi e stavo tirando su bei crediti, poi all’improvviso, un fuggi fuggi e in un attimo mi trovai accerchiato, erano tre artusiani. Il più grosso si era fatto avanti, ma non sapeva che avessi con me un disintegratore e alla fine li ho fatti secchi tutti.
-Ma ti rendi conto di quante stupidaggini dici?
Improvvisamente l’allarme risuonò nella postazione di controllo.
-…scanner intrusi, identificata corazzata interstellare classe sconosciuta, appena uscita dall’iperspazio. Nessun canale radio aperto.
-Porca putt…
-Regole di ingaggio, contromisure attivate, rilevati scudi energetici plasmatici, cannoni a energia pronti al fuoco.
-Fuoco!
Confermare.
– Gli scudi del bersaglio hanno tenuto, procediamo schema 2, difesa missilist….
-Attenzione, la corazzata fa fuoco…cannonate al plasma, danni rilevati, colpite rampe di lancio, ripeto colpite rampe di lancio.
-Ma come diavolo le hanno individuate!!
-Fuoco di copertura, fuoco di copertura, danni ingenti, si richiede l’intervento dei caccia. Ripeto si richiede intervento caccia.
-Rilevato attacco missilistico dalla corazzata… impatti multipli, nuovi colpi al plasma, bordate ad alto impatto energetico. Rapporto sui danni tarda ad arrivare.
L’allarme continuava imperterrito a risuonare mentre una dopo l’altra si accendevano tutte le spie sui quadri di comando della postazione di controllo.
-Comando difesa planetaria rispondete. Non vediamo caccia in volo, rispondete…
-Le comunicazioni non funzionano, non sento nulla, non ho ritorno dalle torri satellitari…
-Maledizione, maledizione…nuovo sciame missilistico rilevato, contromisure, attivare contromisure fuoco fuoco…
-zzzzzzzzzzzzzzz zzzzzzz zzzzz zzzzzzzzzzzzz…….  ………….

L’imponente corazzata interstellare classe Uragan, si avvicinava all’atmosfera del pianeta Sarienne. Dopo aver devastato le difese strategico-planetarie con disarmante facilità, attraversava agilmente lo spazio inerme e pieno di detriti del perimetro di difesa più interno diretta verso il pianeta ancora avvolto dal suo scudo energetico. Eliminare l’ultimo rilevante ostacolo difensivo sembrò essere un’operazione estremamente banale quando un segnale di disturbo, modellato su algoritmi mutevoli delle sub-frequenze ioniche, mandò in tilt l’intero sistema satellitare che generava lo scudo difensivo. Dalle torrette dei cannoni principali, potenti e precisi colpi plasmatici partirono anticipando le contromisure che da terra cercavano di opporsi all’aggressore. Pochi nanosecondi furono sufficienti a renderle tutte totalmente inefficaci. L’enorme pianeta, quasi senza nemmeno accorgersene, era in ginocchio di fronte ad una solitaria ma micidiale corazzata venuta dal profondo dell’estremità più remota dell’universo.

Continente occidentale. Le ali del Palazzo del governo dove era stanziato il grosso delle truppe di difesa della città, erano in fiamme. In tutta la capitale colonne di fumo si innalzavano verso il cielo contribuendo a farlo diventare nero.
Nella sala consolare, il comandante Tennerius Oligares, al comando dell’unità d’assalto che teneva sotto tiro tutti i nobili dignitari prigionieri, stava in piedi di fronte al reggente Maurima. Inginocchiato sul pavimento freddo, con le bracca in catene, l’ancora incredulo governante tentava di parlare.
-…cosa diavolo… maledetti!…io no..
-Non una parola sua eccellenza, la prego!- lo interruppe con calma decisione il comandante. -Sia gentile, sono stanco, molto stanco Maurima… posso chiamarla Maurima? Certo che sì, in un certo senso siamo diventati amici. – togliendosi lentamente i guanti misurava i passi girando intorno al reggente. -Lei non ha idea di quante volte abbiamo affrontato questa conversazione, proprio qui in questa sala, sempre con lo stesso amabile, a volte temerario, ma più spesso docile e sempre insostituibile pubblico.
Così dicendo si voltò verso i prigionieri che per lo più non seppero reggerne il peso dello sguardo.
-… ma io… – Riuscì a farfugliare il reggente, un uomo magro dai lineamenti duri, segnati dalle sofferenze, dalle conseguenze di mille difficili decisioni e parzialmente nascosti dai lunghi capelli verdi.
-Sì lo so, non capisce, come potrebbe? Ma adesso, proprio in questo momento, sta pensando a come prendere tempo per meglio studiare ed affrontare la situazione, ottima presenza di spirito, gliel’ho sempre riconosciuto! Ora vediamo, mi racconterà di quanto tiene all’incolumità della sua gente, mi supplicherà di non fare del male a nessun’altro, intanto cercherà di capire da dove veniamo e soprattutto quella sua testolina sempre attiva, in questo istante sta tentando di ricordare con assoluta precisione la sequenza del codice per attivare l’autodistruzione del palazzo! Sa, in caso vada tutto storto! Dico bene? Ho indovinato?- Con un sorriso beffardo il comandante sembrava rivolgersi più ai suoi commilitoni.
-Certo che ho indovinato!
Dopo che ogni sua opzione anche solo accarezzata col pensiero era stata palesata e smascherata, il reggente sgranò gli occhi in totale confusione, …
-A proposito, non si affatichi troppo, non funzionerà, abbiamo cambiato il codice, e poi che banalità, mi aspettavo di meglio da lei, mettere la data della nascita di sua figlia! La sua adorata figlia, un po’ l’alfa e l’omega per lei, giusto? So benissimo quanto ci tiene, dopo tutto ha proprio gli occhi della madre.
Istintivamente Maurima cercò con lo sguardo la figlia in mezzo agli altri ostaggi. Pietrificata dal terrore, era in ginocchio come gli altri cercando di farsi più piccola possibile.
-Eppure se a questo punto siamo qui è perché ancora non mi ha detto ciò che voglio sapere. Sono venuto in pace, come amico, come usurpatore, distruttore, alleato… sono stato tante cose, ma niente, in un modo o nell’altro ha sempre vinto lei! Non riesce a crederci eh? Vediamo un po’, proverò così: ha visto che cosa ho fatto al suo pianeta con una sola corazzata…. ne immagini una flotta sotto il mio comando in giro per l’universo, le fa paura? Le assicuro che dovrebbe! Comunque, lei e il suo popolo potreste dimenticarvi di noi se solo finalmente decidesse di darmi quello che cerco. Poi scompariremo, anzi mi ascolti bene, sarà come se non fossimo mai stati qui.

Uno dei membri della squadra d’assolto ricevette una comunicazione in codice dalla corazzata. Fece un cenno al comandante Oligares che prese un respiro profondo.
-Oggi può cambiare tutto amico mio, ora proprio ora.- C’era ancora una strada da percorrere.
-Liberate la ragazza.
-Papà papà!… Mentre la giovane in lacrime abbracciava il padre, Tennerius armò la sua pistola laser e la colpì alle spalle senza la minima esitazione. Un colpo secco e preciso tra le scapole e la ragazza si accasciò a terra senza più vita.
Alcuni dei prigionieri tentarono istintivamente una reazione, ma i soldati li tennero a bada facilmente.
-Può essere ancora tutto semplicissimo, come se non fossimo MAI stati qui.
-NOOO!- Come impazzito dal dolore il reggente cercava di liberarsi dalla prigionia per fare qualcosa, qualsiasi cosa anche se ormai inutile ed impossibile. Il suo mondo sprofondava senza più appigli in un abisso di informi e stridenti detriti.
-Mi scacci via, avanti Maurima, è solo un incubo, un incubo. Mi scacci via e tutto sarà come prima. Mai stati qui. Tutto come prima. Ha gli occhi di sua madre.

Stravolto dal dolore, con lo sguardo fisso sul corpo riverso a terra della povera Kaylana, il reggente stava immobile di nuovo in ginocchio. Le lacrime solcavano quei lineamenti duri resi mostruosi dal dolore, proprio come quando l’amata sposa era morta senza che la scienza, la tanto osannata scienza di Sarienne, potesse fare nulla. Gli occhi, gli stessi occhi… anche lei morta davanti a lui in una terribile ed annientante riproposizione della storia. Il vuoto.
-Liberatemi almeno le mani e seguitemi. Come se non foste mai stati qui, come se non foste mai stati qui…- un guscio vuoto porse le mani a quegli assassini carcerieri.
-Mai! Presto. Andiamo.
Tennerius Oligares, con due uomini della sua squadra di assalto, seguì il reggente giù per dei corridoi stretti e sempre più contorti. Le luci basse e rade illuminavano a tratti quella piccola carovana che si addentrava sempre di più nei più profondi meandri del Palazzo. Attraversarono tre porte nascoste agli occhi di chiunque non ne conoscesse esistenza ed esatta posizione, fino ad arrivare ad un piccolo antro in cui si respirava un’aria antica, estremamente antica. Sulle pareti di solida pietra erano incise iscrizioni in una lingua dimenticata dai più e tutto intorno non c’era nessuna traccia dell’alta tecnologia  metallica che faceva ampio sfoggio di sé nel resto delle zone che avevano attraversato. I comuni antenati alle due razze erano stati lì, non c’era dubbio, avevano eletto quel luogo a loro luogo sacro, custode inamovibile della propria conoscenza. L’ultimo varco non sarebbe stato aperto da nessuna soluzione tecnologica, ma solo dal rituale che la famiglia regnante del pianeta si tramandava da generazioni, da reggente al suo successore e così via attraverso una cerimonia segreta. Finalmente Tennerius Oligares avrebbe portato a termine la missione affidatagli dal suo Imperatore e poi sarebbe stato libero, finalmente libero.
Vicino alla vittoria finale, il terreno cominciò a franare sotto i piedi del comandante. Il cunicolo cominciò a tremare dalle viscere, sempre più forte, sempre con un frastuono più assordante.
-Nooo, non ora…
L’antro divenne sempre più piccolo, le sue membra si appesantivano sotto un fardello insopportabile, lo stomaco sprofondava attratto verso il basso da una energia sconosciuta e implacabile. Il suono martellante di un allarme stordiva la sua mente. Venne avvolto da un vortice dalla forza incomparabile, il reggente e i suoi uomini scomparvero senza lasciare traccia, una caduta nelle profondità più oscure, poi il nulla.

Aprì gli occhi. Ancora una volta si ritrovò nel laboratorio segreto di Gurrafanàn con il solito gruppo di scienziati tutti intorno pronti a registrare dati, ad evidenziare dettagli, a formulare considerazioni e riflessioni. I computer in rete scaricavano dati su dati mentre il gigantesco prototipo della geniale macchina del Dott. Brownemett faceva fumo da più parti avendo divorato le ultime riserve di energia. L’ennesimo salto temporale era riuscito, ma stavolta era durato troppo poco. Sarebbe bastato così poco ancora… Ritornando padrone dei suoi sensi, il comandante Tennerius Oligares si alzò scansando gli uomini intorno a sé, gli ci volle qualche istante per ricomporsi. Trattenendo il fiato si sistemò l’uniforme tirandone con ripicca gli orli della giacca verso il basso.
-Signori, ricaricate la macchina. Preparate la corazzata e il mio equipaggio, destinazione Sarienne, questa volta ci siamo.

 

Paolo Rocchigiani

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