IL MOSTRO

IL MOSTRO

un racconto di Paolo Rocchigiani


 

Il mostro si aggirava apparentemente senza meta; un passo dopo l’altro, trascinando la mole flaccida ma imponente ancora in grado di suscitare un certo timore, l’andatura titubante ma inesorabile nascondeva quell’aria spaesata.

Si fermò per scegliere la direzione da prendere e quasi cadde a terra dopo aver barcollato paurosamente appena convinto di aver trovato la strada giusta.  Come un insospettabile equilibrista si mantenne in piedi grazie ad una sorta di goffo passo di danza, e poi si rimise in cammino affidandosi ai suoi pesanti passi cadenzati. Annusò l’aria alzando il naso scomponendo così la sua andatura ricurva. Entrò nell’unico BAR dove nessuno faceva caso a lui. Il suo posto era sempre libero. Si sedette ricambiando l’impercettibile saluto che l’anziano barista gli lanciava con il capo ogni volta che entrava. Veniva da anni ormai, da dopo l’incidente insomma, da quando tutto era cambiato.

Ordinò la solita birra analcolica. Non aveva mai bevuto altro, figurarsi se potevano essere vere quelle analisi e quelle perizie! Un incidente. Si era trattato di un incidente. Alla fine lui non aveva colpa, l’inchiesta aveva portato ad una  ricostruzione che non lasciava alcun dubbio sulla sua innocenza, ma l’inferno mediatico in cui era stato sprofondato lo aveva dilaniato. Quella povera famiglia… Se le parole creano i mondi, per lui avevano materializzato il peggiore dei mondi possibili, intrecciando una realtà ad hoc per farlo diventare “IL” mostro. A nessuno interessava la verità, comandava la versione bombardata dai social, dai canali ufficiali di informazione e questo era dogmatico per il popolo facile all’indottrinamento e sempre bisognoso di trovare nel capro espiatorio di turno il feticcio su cui riversare le scorie negative di una società grottescamente malata.

Amici, famiglia, colleghi, aveva perso tutto e ancora oggi continuava a ricevere minacce di morte. La sua salute era precipitata, aveva continui giramenti di testa e dolori da tutte le parti del corpo; aveva però mantenuto una lucidità di pensiero folgorante. Questo certo non lo aveva aiutato, permettendogli infatti di “assaporare” il dolore attraverso sfaccettature infinitamente complesse e terribilmente logoranti. Almeno in quel BAR non si sentiva totalmente solo al mondo e quindi cercava di venirci il più possibile anche se il tragitto da fare gli comportava non proprio pochi problemi. Sorseggiò la sua birra, era lì quel giorno perché voleva riflettere.

Erano anni che veniva corteggiato dai peggiori programmi televisivi per essere invitato a dire la sua verità. Il circo deve sempre trovare nuove attrazioni no?  Il re delle fiere è un richiamo irresistibile! Nel tempo si era sempre rifiutato, aveva sigillato quasi ogni porta che dava sul mondo, ma era passato così tanto tempo… sorseggiò  ancora dalla bottiglia non più così fredda. Per un certo periodo il sogno della “riabilitazione” era stato uno dei pilastri che gli avevano permesso di non affondare… poi aveva dimenticato, o meglio, aveva cercato di dimenticare, attaccandosi alle piccole cose, banali fatti che lo spingevano ad andare avanti, perché alla fine aveva realizzato che la sua storia era solo un grande atto di purificazione con il quale lui prendeva le distanze da un mondo osceno, un mondo in cui i demoni avevano vinto. Rassegnazione. Non gli andava più la birra. Pagò e se ne andò, aveva deciso.

CONTINUA

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