ARCOLEO – MARTEBAFFO –

Tempo di lettura: 2 minuti

ARCOLEO – MARTEBAFFO –

un racconto di Paolo Rocchigiani

 

Il suono delle martellate del fabbro riecheggiava tutto intorno nella valle. Martebaffo lavorava a delle nuove spade immerso nella laboriosa solitudine della sua piccola fucina. Il fumo usciva regolare dal camino che aveva dipinto di un bel rosso vivo proprio vicino alla vecchia incudine che aveva testimoniato tutti i suoi sforzi da artigiano sopraffino. Un colpo di mantice e il colore della fiamma tornò a nuova vita. Il lavoro era duro, come sempre, ma allo stesso tempo così ricco di soddisfazioni. Confuso con il fragore di ogni martellata forgiatrice un sinistro rumore pervadeva l’aria avvicinandosi strisciante alle spalle del burbero fabbro.

-Ah, questa sì che sarà una spada degna di questo nome!- asciugandosi il sudore Martebaffo riprendeva fiato rimirando con occhio critico il risultato ancora grezzo dei suoi sforzi lavoro. Un rumore alieno dal contesto della quotidianità della fucina solleticò parzialmente la sua attenzione. Ancora quasi totalmente assorto nel controllo della qualità della sua opera, indispettito, grugnì con un solo occhio aperto focalizzato sul filo della futura lama:

-Andate via, ho da fare, ripassate più tardi!

I soliti sfaccendati! Non aspettandosi risposta, sicuro di essere stato perentorio, tirò già una vigorosa martellata come a chiudere ogni questione nel suo personale tribunale.

Il rumore si fece però più presente, vicino e soprattutto accompagnato da altri celati fino ad allora. Martebaffo, indispettito, brandendo il suo martello, si voltò offeso di non essere stato ascoltato ed innervosito per l’interruzione che poteva causare qualche imperfezione al metallo che presto avrebbe dato vita al suo progetto. Pronto a sbraitare con il colpevole o con i colpevoli, rimase però profondamente deluso: non trovò nessuno. Guardandosi intorno affannosamente, seccato per la perdita di tempo ed irritato perché forse le sue orecchie non erano più buone come un tempo, tirò un sospiro di rassegnazione e, roteando il martello, fece per tornare alle sue faccende. Un’ombra davanti a lui, il tempo di sgranare gli occhi senza poter neanche pensare ad un’azione, il fiato troncato, un movimento fulmineo e la testa di Martebaffo rotolò a terra seguita dopo un paio di secondi dal resto del corpo la cui mano destra stringeva ancora quello che era stato il suo fido martello.

Continua….

Paolo Rocchigiani

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