REALTÁ

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REALTÁ

un racconto di Paolo Rocchigiani

 

John aveva trovato un vecchio quaderno nascosto nella sua piccola ma ben fornita libreria. Era davvero incuriosito perché non si ricordava da dove era saltato fuori; forse lo aveva preso scambiandolo per uno dei suoi, o era effettivamente uno dei suoi di quando ancora studiava, vallo a sapere. Fatto sta che non ne riconosceva la copertina. Nell’insieme aveva un aspetto estremamente logoro e mancavano le pagine iniziali. Sicuramente aveva visto giorni migliori, ma almeno la carta no era ingiallita e non sapeva di muffa. Quel giorno, dopo tanti rimandi, aveva finalmente deciso di leggerlo per decidere se buttarlo via o ricavarci qualcosa di buono. Sistemò la fida poltrona gialla imbottita e dopo essersi messo comodo cominciò a leggere.

“… la realtà. Ma che cosa è la realtà? Quando questo interrogativo torna a visitarmi nei momenti più oscuri perché ricchi di dubbi e delle macerie di traballanti disillusioni non posso fare a meno di ricordare quanto scritto da Philip K. Dick: La realtà è quella cosa che, anche se si smette di credervi, non scompare. Nella sua interpretazione il maestro sembra donarle un carattere del tutto indipendente, non relativo; la descrive intrinsecamente oggettiva, al di là del nostro stesso essere, oltre le possibilità dei nostri sensi. Qualcosa quindi che indipendente, indipendentemente da tutto, in modo immanente sta. Ma sta dove? Impossibile non pensare a George Orwell: La realtà esiste nella mente umana e non altrove. Un posto ben preciso quindi che implica una nostra partecipazione più o meno consapevole nella sua realizzazione, per lo meno in qualità di “padroni di casa”. Quante altre definizioni di menti illuminate ci sarebbero da ricordare!

Dicono che la realtà sia una e molte le verità sulla sua definizione tante quante sono i saggi che le raccontano. Uhm. Se ci sono così tante verità a formare la realtà, è plausibile pensare che ci saranno almeno altrettante, se non in numero maggiore, non verità. Chi può assicurare che la verità di un saggio non sia di fatto un depistaggio, un errore, una menzogna? Chiaramente ogni saggio sposa la causa della propria versione considerandola la più valida se non l’unica valida a dispetto delle altre. Ma allora qual è il saggio che detiene la verità vera? Esiste un saggio che la racconta perfettamente oppure la realtà è un concetto al di fuori delle capacità dei saggi e quindi nonostante tutto sono tutti in errore più o meno grossolano? Ognuno di loro è comunque convinto di avere ragione. Qual è il racconto originale? Se tutti sbagliano, allo steso modo, tutti potrebbero avere ragione. Se tutti hanno ragione significa che non vale la pena indagare, una caratteristica della definizione di un concetto è proprio il suo non essere un’altro concetto. Un qualcosa più che essere un qualcosa è caratterizzato dal non essere qualcos’altro: quindi senza il controllo del negativo, paradossalmente verrebbe a mancare un elemento fondamentale nella definizione del concetto stesso di realtà. Se nessuno ha ragione la verità è fuori dal racconto dei saggi e quindi inarrivabile all’uomo o almeno non ancora. Esiste la realtà allora? E quindi torniamo a bomba… che cosa è la realtà?

Provo a rispondere di getto: è quello che esiste, che vivo, che tocco, ciò in cui sono immerso, quello che percepisco. Quindi se la realtà è ciò che percepisco, esiste proprio perché la percepisco, forse solo perché la percepisco, senza percezione non c’è esistenza. Vi siete mai chiesti che cosa succede agli oggetti quando non li guardiamo? Poiché non li percepiamo forse cessano di esistere… in quest’ottica un oggetto fisico non esiste in quanto “cosa” in sé, ma solo come fenomeno percettivo o stimolo sensoriale: esiste se lo vedo, esiste se lo tocco.  Tutto quindi viene prodotto dai nostri sensi, in particolare dalla vista, cosicché il mondo si riduce ad essere un fenomeno, una realtà resa tale da colui che l’apprende e nel modo in cui lo fa. Fenomenismo.

Proviamo a cambiare approccio, considerando il tempo come punto di osservazione. Possiamo concepire la realtà in base al concetto di tempo, poniamo il caso di tempo presente. In quest’ottica l’unico tempo esistente sarebbe quello presente e quindi la realtà sarebbe priva di passato e futuro. I ricordi semplicemente non esisterebbero e sarebbero solo una nostra invenzione. Lo stesso concetto di tempo sarebbe solo un nostro costrutto e la sua classificazione una nostra costruzione funzionale in un infinito loop senza radici e senza sbocchi futuri: Presentismo.

Stravolgiamo il tutto e pensiamo invece che la realtà sia costituita da un tempo effettivamente costituito da presente, passato e futuro. Fin qui ok, ma se queste tre parti esistessero contemporaneamente? Facciamo un esempio: immaginiamo che tutto ciò che accade, è accaduto e accadrà sia raccontato in un film contenuto in un DVD. In ogni momento possiamo passare dai titoli di testa del film alla scena centrale che ci piace tanto, arrivare al finale e poi tornare indietro passando per i titoli di coda e così via: passato, presente e futuro coesistono, a cambiare è solo il punto di osservazione in un fluire in cui tutto va, è andato e andrà esattamente come deve andare. Tutto è previsto e, in barba al libero arbitrio, ecco di colpo spiegato come ogni destino sia effettivamente già scritto e noi non siamo altro che attori che interpretano un copione scritto per noi: Eternalismo.

Quindi se pensi che con una macchina del tempo potresti tornare indietro per cambiare il tuo attuale presente modificando il tuo passato, se questa teoria è vera, non ci pensare, nella migliore delle ipotesi se sei tornato indietro lo hai già cambiato e questo farà sempre parte contemporaneamente del tuo passato e del tuo futuro, in un presente paradossalmente già modificato. Ma non temere, è possibile che la realtà sia invece composta da infiniti universi paralleli e il tuo ipotetico viaggio nel tempo potrebbe dare vita ad uno degli infiniti futuri alternativi, un po’ come in Ritorno al futuro per capirci. 

Puoi comunque stare tranquillo perché una verità esiste. Potrai pensare che sta per arrivare un’altra versione dell’ennesimo “saggio”. Scomodiamo Cartesio: Cogito ergo sum. Penso quindi sono. Se pensi esisti ed infatti l’unica cosa che può essere effettivamente verificata è l’esistenza della propria mente. Ed è qui, nel proprio pensiero che quello che si percepisce acquisisce consistenza. La realtà prende forma nella propria coscienza e l’intero Universo ne è una rappresentazione. Ogni individuo crea il proprio universo e le nostre realtà potrebbero essere diverse: Solipsismo. In altre parole tutto esiste perché tu esisti. In realtà  esisti solo tu e gli altri sono un prodotto della tua coscienza. 

Ma questo caro John non è il tuo Universo, bensì il mio, per cui non te la prendere, dobbiamo salutarci, dopotutto sei solo un prodotto della mia coscienza.”

Il quaderno cadde richiudendosi in un impercettibile fruscio di pagine sulla poltrona gialla imbottita.

 

Paolo Rocchigiani

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