LA LUNA ROSSA -2°parte-

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LA LUNA ROSSA -2°parte-

un racconto di Paolo Rocchigiani


Sugli scaffali stracolmi di antichi libri custodi di sapienza arcana, le rune d’oro e d’argento, incise su dorsi integri, consumati e su variegate o singolari copertine, splendevano ancora per la potenza degli incantesimi che il mago aveva pronunciato per ottenere le rarissime ed instabili visioni di conoscenza. Dopo lunghi anni di infinite ricerche, di fallimenti, falsi indizi e logoranti successi solo all’ultimo istante incompiuti , era finalmente riuscito a trovare il luogo ed il tempo in cui si trovava l’oggetto della sua ossessione: l’artefatto così sfuggente, così infinitamente abile a celare la sua presenza.

Anche se molto stanco, il potente usufruitore sorrideva adagiandosi ora comodamente sulla poltrona di cuoio posizionata dinanzi la grossa scrivania fatta di un legno sconosciuto ed illuminata dalla fievole luce di una nera candela fissata nell’orbita vuota di un teschio tricorno. I suoi preziosi libri lo circondavano e l’odore dei fumi dell’ebollizione di misteriosi ingredienti, provenienti da un ribollente calderone, pervadeva il suo tetro rifugio. Alcuni dei suoi servitori striscianti, non riuscendo a sostenerne la vista e celando i propri sguardi e i micidiali artigli, si nascondevano con la loro incorporeità nelle ombre; altri ancora si aggiravano affaccendati nei locali della torre che la magia lo aveva aiutato ad erigere: nessuno di loro si sarebbe mai azzardato a varcare il perimetro luminoso e fumante dei circoli di protezione e potere tracciati dalla mano del loro padrone.

Attraverso ricordi sopiti, la sua mente lo trasportava in tempi ormai andati: gli occhi rivolti al soffitto vedevano oltre, cose lontane nel tempo e nello spazio, cose invisibili a tutti, quando alla fine, non potendoli tenere ancora aperti, si addormentò esausto. Dopo molte ore, lontano ancora dall’aver acquisito nuovamente le piene capacità sia fisiche che magiche, si fece servire un pasto ristoratore e poi cominciò a pianificare nei dettagli il suo prossimo viaggio attraverso le pieghe del tempo.

-La conoscenza dei più grandi maghi sarà presto parte di me!- e il suo pensiero volò a nomi come Vigo Vincent Lucifer, Morgan Belessil, Elifas il Teocrate Bianco e soprattutto ai maestri stregoni-guerrieri dell’Arrocat, la decadente e oscura nazione degli elfi neri.

-Si inginocchieranno tutti al mio cospetto. Dei, demoni, uomini e tutte le creature chiameranno “legge” la mia parola. Presto, molto presto tutto sarà concluso e non sarete più solo voi, figlie miei, le uniche a chiamarmi padrone.- Così disse, con voce bassa e solenne, alle ombre sue serve provenienti dalla dimensione dei dannati che timorose popolavano l’oscurità intorno a lui. Prese allora a consultare numerosi tomi le cui pagine si voltavano da sole. Alla fine si alzò in piedi e la larga tunica nera ricadde modellandosi sulla sua esile figura. Con passo vigoroso, si diresse verso un angolo dello studio e cominciò a salire dei gradini invisibili che lo portarono fuori all’aperto, sulla sommità della torre. Un cielo tetro e scuro si apriva sopra di lui: lì ad attenderlo stava una bestia alata fatta di ossa, enorme e terribile nella sua espressione granitica scavata dai millenni. Disumani esseri non-morti, il cui orrore era parzialmente celato da grezze tuniche marroni, preparavano la bestia montando sul suo dorso una sella appositamente creata per la sua schiena.

–Farò tutto da me, ma senza il minimo sforzo.- L’idea lo divertiva a dismisura; così dicendo montò la cavalcatura appartenuta a demoni conquistatori, tirò le redini strattonando con forza provocandone la furia ed il grido di orrore. L’immonda cavalcatura dispiegò le enormi ali; le catene della sua prigionia non potevano più reggerne il desiderio di spiccare il volo, gli ingobbiti servitori non-morti si affrettarono a farsi da parte mentre il loro padrone comandava al suo destriero di lanciarsi dalla torre.  Un balzo nel vuoto: precipitavano inesorabili lungo tutta l’altezza della torre, planarono acquisendo velocità per poi riprendere quota vigorosamente con una manovra improvvisa. Risalendo verso l’alto, sicuro sulla sella, stringendo con energia le redini, il mago pronunciò senza la minima esitazione le magiche parole di un incantesimo tra i più sconosciuti e le due tetre e terribili figure, dopo aver attraversato un gigantesco cancello dimensionale, scomparvero in cielo in un’esplosione di materiale primordiale.

L’urlo della bestia e il boato dell’esplosione riecheggiavano ancora nell’aria espandendosi per chilometri. Poi tutto sembrò congelarsi, rimanere fermo come sotto l’effetto di chissà quale arcano, nemmeno una foglia si muoveva in quella sterminata ed oscura terra in cui spiccava alta la magnifica torre fatta di pietra, orrore e magia.

3°parte

 

Paolo Rocchigiani

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