Dick Reckard – Il sogno che non ricordo

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Dick Reckard – Il sogno che non ricordo

In un mondo dove la memoria è merce, Dick Reckard cerca di ricomprare ciò che ha perduto. Ma la verità che troverà nei server della Mnemosyne Corp cambierà tutto: non solo chi è, ma cosa è.

un racconto di Paolo Rocchigiani 👉 Leggi anche la versione in inglese


Lui lo chiama “il sogno”, ma non sa esattamente cosa sogni.
Ogni notte si sveglia con il cuore in gola, il viso bagnato di lacrime… ma appena apre gli occhi, il ricordo evapora.
Un dettaglio resta sempre: un profumo di pioggia e la sensazione di una voce che lo chiama per nome.
Non riesce a liberarsene.
Non vive più. È ossessionato da quel frammento che sfugge.

Un’altra alba, un’altra mattina in cui Dick resta immobile davanti alla tazza fumante. Caffè, amaro, nero come il suo umore. Va sempre peggio, si sente come rotto, incompleto. Decide che serve qualcosa per tirarsi su, qualcosa che lo impegni, togliendogli dalla testa quella ossessione.  Forse così riuscirà a tornare in sé. Ecco cosa ci vuole, serve un ricordo.

Nel suo mondo, i ricordi si comprano e si vendono come merce.
Piccoli frammenti di infanzia, emozioni rubate a sconosciuti, momenti felici in saldo.
Lui li compra compulsivamente: risate di bambini, abbracci, temporali estivi.
Ma niente placa l’ossessione.
Tutti i ricordi che accumula sono solo ombre di qualcosa che altri hanno perso.

Certo, i ricordi di qualità non sono a buon mercato, ma ci sono metodi per aggirare i canali ufficiali. Si siede al terminale, oggi si va a fare la spesa. Il deep web è il suo terreno di caccia.

Gli serve qualcosa di gioioso, che gli rinfranchi l’anima. Il primo tentativo di connessione va in malora, un firewall inaspettatamente performante lo respinge. Decide di utilizzare il suo programma migliore: lo chiama “Dungeon crawler”, un algoritmo che scava nei sotterranei della rete in modo inesorabile.

E finalmente fa centro, è dentro. Vediamo… magari una partita vinta dopo che la sua squadra era stata in svantaggio fino a pochi istanti prima del fischio finale. Non è male, c’è gioia, condivisione, un’ottima iniezione di energia positiva. Fa proprio al caso suo, ma prima di procedere all’acquisizione, alcuni dati inconsueti lampeggiano sullo schermo incuriosendolo. Cerca di investigare, non è facile, ma Dungeon crawler è un esecutivo di grande classe e raffinatezza.

Tra decine di linee di codice, appare il suo ID neurale. Sembra impossibile, quelle combinazioni alfanumeriche sono estremamente sicure e non facilmente rintracciabili. Un nuovo indizio appare con sconcertante chiarezza: un codice è collegato al suo ID: sembra un ricordo che risulta essere stato venduto. Addirittura risale a tre anni prima. Dick prova ad accedere ma è classificato come “Memoria affettiva di livello massimo”. A questo punto deve alzarsi, sgranchirsi un attimo e riflettere. Possibile che risulti un ricordo venduto da lui e classificato in rete come “Memoria affettiva di livello massimo”?

Facendo mente locale non riesce a ricordarsi di aver mai venduto qualche suo ricordo. Gli sembra che il vuoto intorno a lui prenda sempre più il sopravvento. Respirando profondamente non può che accettare che la sfida si faccia sempre più interessante. Deve scoprire cosa decise di vendere.  Eccolo, finalmente. Le protezioni non sembrano insormontabili. Il file nasconde un filmato eseguibile. Titubante decide di farlo andare.

Il ricordo è chiaro, incontestabile: è della donna che amava. Aveva davvero amato quella donna? Aveva venduto il suo ricordo e con lei il terribile segreto: il dolore della sua morte. Il cuore di Dick quasi si ferma, a stento il mondo non collassa sull’uomo che immobile fissa il monitor del suo terminale.

Lo rivede più e più volte e ogni volta è come la prima. Ma… qualcosa non torna.
La scena è troppo perfetta, troppo nitida, come i sogni e i ricordi non sono mai.
La voce della donna dice parole identiche ogni volta, con lo stesso ritmo. Il file finisce per interrompersi sempre con lei che si rivolge a lui con un sussurro: “…caro, sei sei sei…”
Come un loop programmato, pronto a ripartire all’infinito.

Maledizione, ma che succede? Dick si rende conto di aver hackerato uno dei server della Mnemosyne Corp. quelli della Memoria Sintetica Affettiva” – ricordi programmati per creare legami emotivi-. Una corporazione governativa, che c’entrano col suo ID? Perché risulta nei loro sistemi?

Decisamente qualcosa non quadra… quel ricordo ha caratteristiche uniche, un momento… esiste una cartella Dick Reckard n 101/354 A. È  dentro un sistema pericoloso, decide di caricare un pacchetto di protezione. Prova ad accedere. Accesso negato…

Dick sa di non avere ancora molto tempo. Ritenta.

Accesso negato… no, no.

Un profumo di pioggia e la sensazione di una voce che lo chiama per nome… gli viene in mente la frase della donna: caro, sei sei sei…. Prova ad inserire caro666.

Accesso confermato.

È dentro. Le dita battono fulminee sulla tastiera. Il ricordo venduto non è ciò che sembra. È un pacchetto di dati prova creato per sperimentare l’emotività di una nuova serie di androidi.

Ma come poteva averlo lui? Altre cartelle si aprono a cascata, il pacchetto non è compatibile con i livelli sinaptici umani in quanto in via di sperimentazione di un nuovo metodo di attecchimento corticale. Cosa vuol dire? Il suo ID è classificato come  forma sperimentale di vita artificiale.

Uno strano bip distoglie Dick dalla lettura degli sconvolgenti dati. Il terminale è stato tracciato, è allo scoperto. “Non ora, non ora… maledizione”. 

“Forma sperimentale di vita artificiale? Quindi sarei un androide?…. non ho mai avuto una moglie, una vita vera, sono solo un insieme di ricordi di qualcun altro e di nuovi totalmente inventati per me”. 

Cerca di scavare nei meandri della sua mente, ma i ricordi si mischiano, quali sono veri, quali comprati? Chi è lui!

Dalla Mnemosyne Corp. una squadra di ritiro si è messa sulle sue tracce.

“Io vivo un sogno, io sono un sogno, ma io voglio vivere”.

L’unica cosa a cui riesce a pensare è che deve fuggire, via, lontano. La disperazione sta per prendere il sopravvento, ma non può lasciarsi travolgere. Prende il dispositivo di caricamento neurale, lo applica sulle tempie e lo attiva. La decisione non lascia ripensamenti, è categorica e definitiva: decide di cancellare tutto e di lasciare un solo ricordo, quello della fuga. Un solo ricordo, un’ultima memoria costruita interamente da sé. 

Un ricordo in cui è perseguitato da esseri malvagi che vogliono impedirgli di vivere.

È tardi, stanno arrivando, è il momento di andare.


E tutto ciò che gli resta è la voglia di vivere. Non sognerà più di vivere, ma farà di tutto per vivere senza sogni.

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Paolo Rocchigiani

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