Harley Benton ST-62MN SB Vintage Series– Upgrade HSS

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Harley Benton ST-62MN SB Vintage Series– Upgrade HSS

Dopo le prime modifiche alle meccaniche, al ponte e l’upgrade dei Tex Mex, la mia Harley Benton ST-62MN SB era pronta per un ulteriore salto di qualità: rifare tutta l’elettronica e darle finalmente un humbucker al ponte.

un articolo di Paolo Rocchigiani


🔥 Un nuovo esperimento di pseudo-liuteria

Ci ho messo un po’, ma alla fine il progetto di aggiornamento per la mia bella cinesina sunburst è proseguito. Da un po’ di tempo stavo tornando ad apprezzare la configurazione HSS, e soprattutto volevo provare un humbucker in formato single coil.
Visto che ho già ottime chitarre in SSS, la ST-62 era perfetta per una nuova rivoluzione.

La decisione è stata semplice:

  • ObsidianWire ST 5-Way Custom HSS/HSH Harness per rifare completamente l’elettronica

  • Seymour Duncan Little ’59 per dare carattere e potenza alla posizione ponte

E via, si ricomincia con i lavori.

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GLI SCOUT – L’ombra nella foresta

L'ombra nella foresta
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GLI SCOUT – L’ombra nella foresta

Gli scout dell’avanguardia incontrano un’imboscata brutale nelle foreste del sud.
Tra orchi in agguato, rune d’allarme e decisioni disperate, il tenente Schwarzwald capisce che il vero pericolo non è lo scontro… ma ciò che li attende più a valle.

un racconto di Paolo Rocchigiani

 

👉 Leggi il capitolo precedente: “ATTACCO ALLA COLONNA – L’ultima resistenza contro il CAOS”


Dopo aver setacciato la zona, i tre scout che costituivano l’avanguardia della colonna militare tornarono nel luogo in cui avevano lasciato i cavalli. Leggeri nelle loro armature di cuoio riposero nelle bisacce delle selle le loro attrezzature. Secondo la tabella di marcia, quello sarebbe stato l’ultimo controllo visto che alla prossima sosta la colonna si sarebbe accampata per la notte. Qualche chilometro prima avevano fatto una deviazione verso sud-ovest, Albert veniva da quelle regione e sapeva dell’esistenza di un sentiero che portava ad una collina da cui era possibile dare un’occhiata a largo raggio. Per cui l’aveva proposto al tenente a cui era sembrata una buona idea. Sembrava tutto tranquillo, quindi avevano ridisceso la collina per riprendere il loro cammino più a sud. Mentre i due soldati si accingevano a lasciare il segnale di via libera per le truppe in arrivo, il tenente Dexter Schwarzwald tornò a guardarsi intorno come per dare l’ultima conferma al loro operato. Non si sentiva tranquillo e nonostante avesse compiuto il suo dovere con maggior scrupolo del solito se possibile, aveva la strisciante sensazione che qualcosa fosse fuori posto.

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L’UOMO CHE RICORDAVA LE STELLE

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L’UOMO CHE RICORDAVA LE STELLE

Quando il cielo cambia, ma solo tu te ne accorgi.

un racconto di Paolo Rocchigiani


Si chiamava Andy Mione, ma da anni nessuno lo chiamava più per nome.
Nel condominio tutti lo conoscevano come quello del telescopio. Ogni sera, d’estate o d’inverno, saliva sul terrazzo del quarto piano con la sua vecchia montatura equatoriale, un thermos di caffè e un quaderno pieno di appunti.

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Il segreto di Via delle Ginestre – Tre bambini e una casa disabitata

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Il segreto di Via delle Ginestre – Tre bambini e una casa disabitata

Un pomeriggio d’estate, tre ragazzini si avventurano in una casa apparentemente abbandonata. Ma ciò che troveranno oltre quella soglia non appartiene alla realtà.

un racconto di Paolo Rocchigiani


Il caldo faceva tremare l’asfalto di Via delle Ginestre come un miraggio. Le case del quartiere sembravano addormentate, chiuse dietro tende beige e condizionatori che rantolavano piano.
Tommy, Giulia e Manuel — dodici, undici e dieci anni — si erano dati appuntamento dietro il muretto della casa al civico 23, quella mezza diroccata, lì non c’era mai nessuno a lamentarsi del pallone.

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IL RINTARDORE

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IL RINTARDORE

Nel bar di Silvano, il tempo decide di fermarsi alle sette e quattordici.
Quando arriva un misterioso uomo con un aggeggio chiamato “rintardore”, la realtà comincia a muoversi… ma nella direzione sbagliata.

un racconto di Paolo Rocchigiani


Il bar di Silvano apriva sempre alle sette, o almeno così diceva l’insegna rossa al neon sopra la porta. In realtà, chi lo frequentava da anni sapeva bene che quell’orario era più un’ipotesi che un impegno. Alle sette e un quarto, sette e venti al massimo, Silvano alzava la serranda, accendeva la macchina del caffè e imprecava borbottando piano, come per augurarsi una buona giornata.

Quella mattina, però, c’era qualcosa di diverso.
Le lancette dell’orologio appeso dietro al bancone non ne volevano sapere di muoversi. Le sette e quattordici restavano immobili, eppure fuori, il sole cambiava colore, le ombre si allungavano, e la piazza si riempiva del consueto chiacchiericcio.

Silvano scrollò le spalle. «Sarà la batteria.»
Ma quando tirò fuori dal taschino il suo inseparabile cimelio di famiglia, trovò la stessa ora.
Sette e quattordici.
Precise. Ferme.

Il primo cliente della giornata fu il solito Piero, quello che viveva di pensione e biglietti del “Gratta & Vinci”.
«Oh, Silvà, ma oggi apri prima? Mi sembrava tardi… o presto? Boh.»
«Forse l’orologio s’è scordato di vivere,» rispose il barista, versando il caffè.

Poi entrarono altri. Tutti con lo stesso sguardo perplesso, ognuno con un orario diverso in mente.
Per qualcuno erano le sei, per altri le otto, per altri ancora mezzogiorno.
Le campane della chiesa suonavano, ma nessuno capiva quante volte.

Fu allora che comparve il tipo col cappello di feltro. Nessuno lo aveva mai visto, ma tutti giurarono che sembrava di conoscerlo.
Si appoggiò al banco, tirò fuori un piccolo aggeggio di ottone con tre quadranti e lo posò accanto al cucchiaino.
«Lo chiamano rintardore,» disse con voce calma. «Serve a correggere i tempi che vanno storti.»
Silvano rise. «Allora mi serve una fornitura per tutta la settimana.»
«Non credo. Una volta attivato, funziona per conto suo.»

Girò una levetta.
Un suono metallico, come un orologio che tossisce, riempì l’aria.
E tutto si spense.

Il frigo smise di vibrare, il vapore della macchina si pietrificò, il latte sospeso a metà del getto divenne una colonna bianca immobile. Anche la luce smise di pulsare. Solo Silvano e lo sconosciuto restavano in movimento.

«Che… che succede?» balbettò il barista.
«Niente di grave. Il tuo paese aveva corso troppo. Sto solo rimettendo le cose in ordine.»

Attraverso la vetrina immobile, si vedeva la piazza come in una fotografia: il giornalaio col giornale a mezz’aria, il cane a un passo dal marciapiede, il prete col rosario bloccato a metà preghiera.

«Ma chi diavolo sei?»
Lo sconosciuto sorrise: «Uno che arriva sempre puntuale. Troppo, a volte.»
Poi prese il suo rintardore, lo fece scattare una seconda volta e il mondo riprese a girare, ma… al contrario.

Le parole si risucchiarono, il caffè tornò nell’ugello della macchina espressa, la gente indietreggiò nelle proprie posizioni. Silvano si ritrovò con le mani vuote, la serranda di nuovo abbassata e il neon spento.
Controllò l’orologio: sette in punto.

Fuori, il cielo era tornato grigio come se il giorno non fosse mai cominciato.
Dalla strada arrivò solo un’eco lontana, la voce di Piero che gridava: «Oh, Silvà, oggi non apri?»

Silvano si accese una sigaretta e guardò la serranda chiusa.
Poi disse piano, come a se stesso:
«Forse è meglio così. Magari oggi non è giornata.»

Dietro di lui, nell’ombra del bar, l’orologio da parete fece un singolo, impercettibile tic — e riprese a camminare, un secondo indietro rispetto a tutto il resto del mondo.

Altri racconti

Paolo Rocchigiani

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I casi di Noxy – Il Telefono Maledetto

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I casi di Noxy – Il Telefono Maledetto

Un racconto noir interattivo di Paolo Rocchigiani


Un investigatore disilluso, una voce misteriosa e un telefono che non dovrebbe suonare più.
Scegli tu come si evolve la storia… e scopri se Noxy riuscirà a sopravvivere al suo destino.

In una città immersa nella pioggia e nel fumo dei neon, il detective Noxy J. Mountain pensava di aver visto tutto… finché un vecchio telefono non ha ricominciato a squillare.

Il Telefono Maledetto è un racconto interattivo in stile noir: ogni tua scelta cambia il corso della storia.
Riuscirai a scoprire la verità o finirai in una delle oscure strade senza ritorno del destino?


🎩 Leggi ora “I casi di Noxy – Il Telefono Maledetto”

Un racconto noir interattivo di Paolo Rocchigiani

 

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Dick Reckard – The Dream I Can’t Remember

Dick Reckard – Il sogno che non ricordo
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Dick Reckard – The Dream I Can’t Remember

In a world where memory is a commodity, Dick Reckard tries to buy back what he has lost. But the truth he will uncover in the servers of Mnemosyne Corp will change everything — not only who he is, but what he is.

A short story by Paolo Rocchigiani


He calls it “the dream”, but he doesn’t really know what he dreams of.
Every night he wakes up with his heart racing, his face wet with tears… yet the moment he opens his eyes, the memory dissolves.
One detail always remains: the scent of rain, and the feeling of a voice calling his name.
He can’t let it go.
He doesn’t live anymore. He’s obsessed with that fragment that keeps slipping away.

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Dick Reckard – Il sogno che non ricordo

Dick Reckard – Il sogno che non ricordo
Tempo di lettura: 4 minuti

Dick Reckard – Il sogno che non ricordo

In un mondo dove la memoria è merce, Dick Reckard cerca di ricomprare ciò che ha perduto. Ma la verità che troverà nei server della Mnemosyne Corp cambierà tutto: non solo chi è, ma cosa è.

un racconto di Paolo Rocchigiani 👉 Leggi anche la versione in inglese


Lui lo chiama “il sogno”, ma non sa esattamente cosa sogni.
Ogni notte si sveglia con il cuore in gola, il viso bagnato di lacrime… ma appena apre gli occhi, il ricordo evapora.
Un dettaglio resta sempre: un profumo di pioggia e la sensazione di una voce che lo chiama per nome.
Non riesce a liberarsene.
Non vive più. È ossessionato da quel frammento che sfugge.

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Four Against Darkness – Un viaggio tra GdR, dungeon e meraviglia

Avventurieri nel dungeon di four against darkness
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Four Against Darkness – Un viaggio tra GdR, dungeon e meraviglia

Dalle saghe fantasy ai primi dungeon: le origini di una passione

Ci sono giochi che si limitano a intrattenere, e altri che riescono a riportarti indietro nel tempo, alle prime avventure vissute con dadi e matite su un foglio a quadretti. Four Against Darkness appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Prima di parlarne, però, voglio raccontarvi da dove nasce la mia passione per il fantasy e per i dungeon.

un articolo di Paolo Rocchigiani


Mi sono appassionato al fantasy principalmente grazie alla lettura dei libri della saga Le cronache di Dragonlance. Sono ancora assolutamente i miei preferiti e il personaggio di Raistlin occupa il primo posto nella mia personale classica di gradimento. Ci stavo prendendo gusto e ne volevo ancora, così ho conosciuto Il ciclo di Shannara che ha rafforzato il mio interesse sui mondi fantasy. Dopo Allanon sono passato per l’oscurità di Elric di Melnibonè e la sua Tempestosa per approdare sulle  sicure sponde del monumentale Il Signore degli anelli. Questo è dunque un brevissimo exscursus sulla base letteraria che ha plasmato il mio gusto per il  fantasy. Contemporaneamente cresceva il mio appetito ludico perché anche in televisione il fantasy viveva il suo momento. Tutto comincia con un gioco che avevo creato, dalle meccaniche del gioco dell’oca, ispirato al film Krull  e fatto di carta e nastro adesivo 😄, ma la vera e propria avventura nel mondo dei giochi cominciata nel 1990 con HeroQuest

HeroQuest, D&D e l’età d’oro del gioco di ruolo

Io e i miei fratelli rimanemmo affascinati da quelle meravigliose miniature che lo animavano insieme a scenari 3D impensabili per quei tempi. Che dire su HeroQuest: avevi per le mani un sistema con il quale creare le tue avventure e  far vivere la tua immaginazione. Inevitabilmente, il passo successivo fu quello di fare la conoscenza del gigante di quei tempi: Dungeons & Dragons. Grazie a lui ho conosciuto alcuni tra i miei migliori amici: la cantina di Lorenzo prima e  quella di Giorgio poi, divennero i nostri dungeon dove esplorare mondi immaginari pieni di misteri e di avventure. Condividendo la stessa passione, espandemmo le nostre partite ad altri sistemi di gioco in particolare Cyberpunk, Palladium e poi il meraviglioso Warhammer fantasy.

Alla ricerca del dungeon perfetto in solitaria

Col tempo purtroppo è diventato sempre più difficile riunirsi per giocare fino praticamente a non riuscirci più. Non volevo comunque arrendermi, così ho cominciato a cercare giochi dal sapore fantasy che si potessero giocare anche in solitario. Ne ho provati tanti:

  • ONE DECK DUNGEON
  • MINI ROGUE
  • TINY EPIC DUNGEON
  • TURNO DI GUARDIA
  • DUNGEON ROLL
  • TIN HELM
  • TIN REALM
  • CRYPT CRAWLER
  • DARK TOMB
  • ONE CARD DUNGEON
  • INTO THE DARK DUNGEON SILVER MINE
  • DUNGEON 6
  • IRON HELM

(ammetto che la parola dungeon nel nome del gioco ha su di me un effetto ammaliante  e molto spesso finisce per tramutarsi in un acquisto 😄)….

Giochi in solitaria
I giochi che ho provato

Four Against Darkness – Un piccolo capolavoro del dungeon crawling

E poi è arrivato Four Against Darkness: una vera e propria gemma. Questo gioco mi sta prendendo molto, mi riporta veramente a quelle atmosfere delle mie prime partite a D&D in cui si disegnava il dungeon su un foglio a quadretti ammaliati dall’incredibile fascino dello scoprire il mistero del prossimo passo, del prossimo corridoio, della prossima stanza per portare a termine la missione e cercare di diventare sempre più forti cercando di sopravvivere. Generare il dungeon casualmente con una montagna di tabelle è dannatamente appagante e divertente. Il sistema è snello, elimina elementi classici dei GdR  (come le caratteristiche fisiche) per rendere l’esperienza più fluida. Districarsi tra le varie tabelle all’inizio può risultare un po’ ostico, ma una volta organizzati tutto fila liscio. Bello, bello, bello e soprattutto:

  • ✅ Si gioca in solitaria, perfetto per chi non può riunire un gruppo.

  • ✅ Non serve preparare l’avventura, puoi iniziare subito e quando ne hai voglia.

  • ✅ Non mancano dettagli tattici come ordine di marcia e chi porta la lanterna, elementi che danno profondità a ogni spedizione.

  • ✅ Puoi impersonare una marea di classi giocabili e incontrare classici mostri  ed eventi particolari implementabili con le varie espansioni disponibili.

Perché provare Four Against Darkness oggi

🎲 1. Avventure pronte in pochi minuti
Non serve alcuna preparazione: bastano matita, gomma e due dadi per iniziare subito l’esplorazione. Ogni partita è unica grazie alla generazione casuale del dungeon e agli incontri imprevedibili che ti aspettano dietro ogni porta.

🧙‍♂️ 2. Perfetto per il gioco in solitaria
Non hai bisogno di un gruppo né di un master: 4AD è pensato per essere giocato da soli, restituendo però tutta l’atmosfera e la tensione delle classiche sessioni di gioco di ruolo.

📜 3. Regole semplici ma profonde
Il sistema è snello e immediato, ma conserva elementi tattici e narrativi che regalano decisioni significative a ogni passo. L’ordine di marcia, la gestione della lanterna o le scelte di esplorazione fanno sempre la differenza.

⚔️ 4. Espandibile e ricco di contenuti
La comunità di Four Against Darkness è attivissima e le espansioni sono tantissime. Ogni supplemento aggiunge nuove classi, mostri, missioni e ambientazioni, permettendoti di far crescere il tuo gioco senza limiti.

💭 In conclusione
Se amate i dungeon crawler e il fascino dell’esplorazione solitaria, Four Against Darkness saprà conquistarvi con la sua semplicità, profondità e capacità unica di trasformare ogni partita in un’avventura indimenticabile.


📚 Continua l’avventura!
Se vuoi vedere Four Against Darkness in azione e scoprire com’è andata la mia prima esplorazione nelle profondità di un dungeon, leggi anche:
👉 La mia prima partita a Four Against Darkness

Oppure prova a giocare a 👉Il dungeon di Victor

Paolo Rocchigiani

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