FREQUENZA BASSA – il mondo cambia canale
In uno scantinato qualunque, durante una trasmissione a bassa frequenza, una voce ripercorre guerre, slogan e illusioni collettive.
un racconto di Paolo Rocchigiani
Ancoraqui_80 andò nel piccolo scantinato in cui registrava le puntate da inserire nel suo canale “Frequenza Bassa”. Tutto era pronto.
- REC ● Frequenza Bassa
“Un saluto a tutti. Non mettete like, non iscrivetevi al canale e la campanellina potete anche ingoiarla per quanto mi riguarda. Ricordatevi che siete in uno spazio virtuale in cui ogni idiota può sparare le sue cazzate avendo grande risonanza, in cui a tutto ciò che scrivete sui vostri stupidi social può rispondere un troglodita senza cervello che aspira solo a fare il bullo.
Se proprio non volete andare all’aria aperta e fare qualcosa di molto più interessante, allora rimanete pure in questa fogna virtuale, ma almeno fatevi una vostra idea, rispettate tutti, ma non credete a nessuno, tanto meno a me. Finito il sermone, se vi va sentite quello che ho da dirvi.
C’è stato un tempo in cui l’energia riuscivamo a comprarla a basso prezzo, eravamo felici e non lo sapevamo. Certo non felici come negli anni ‘80, ma moderatamente felici. Lei signora lo sapeva? Bene, ora lo sa. Dopo anni di rivoluzioni colorate, arcobaleni e unicorni, ci imposero un nemico e una guerra. Questa covava da tempo e da ibrida sfociò in qualcosa di estremamente finalizzato e concreto. Pensate quello che volete sul perché era iniziata: provocazione, mire espansionistiche, prevaricazione, propaganda, o qualsiasi altra vostra teoria più o meno plausibile, fatto sta che ci ritrovammo più o meno direttamente coinvolti col comico in mimetica spinto dal sonnacchioso e i suoi amici.
Forse le industrie manifatturiere di alcuni paesi avevano guadagnato troppo dal rapporto precedente, il quadro era estremamente complicato, comunque le nostre bollette esplosero. Io ne ho conservata una dell’epoca, aspettate che la prendo… un attimo di pazienza. Eccola qua. Solo per farvi capire a che livello eravamo, una delle voci era “Contributo di trasporto indicizzato alla costante di sicurezza condivisa sulle future infrastrutture private e non del competente gestore”.
Un lungo attimo di silenzio.
“Ma che cazzo vuol dire? 20 euro in più al mese, così per uno scioglilingua riuscito male. Mi viene ancora da ridere come qualcuno vedesse benefattori in mostri assetati di tutto, senza contare quelli che invocano il diritto internazionale… che ridere, torniamo a noi.
Mentre il giorno facevamo la voce grossa e la notte sussurravamo, il vile padrone, schiavo dei global, aizzò i sui cani da caccia, o per meglio dire i suoi cuccioli da caccia, contro l’orso che si stava svegliando. Fummo sull’orlo della distruzione totale finché non arrivò un nuovo padrone che sembrò gettare acqua sul fuoco solo per accendere focolai altrove. Povero il nostro paese, schiavo di burocrati non eletti che legiferavano anche su quanti minuti potevamo stare seduti sulla tazza del cesso. Fatto sta che la grande alleanza vacillò prima a causa del suo più grande membro e poi collassò insieme all’inutile istituzione delle Nazioni Amiche.
L’isola che non ce l’ha fatta e i cuginetti boriosi uscirono fuori di testa. Per quanto ci riguarda eravamo talmente succubi del nuovo padrone e talmente abituati a pratiche di doppio o triplo gioco che mantenemmo la calma galleggiando da par nostro. La strega burocrate stava per essere bruciata dai raggi del sole mentre la prigione comune cominciava ad andare in pezzi. Un nuovo paradigma stava prendendo il sopravvento, ma è quando è ferita che la bestia diventa più pericolosa. Le carte furono cambiate.
Un nuovo comitato di sicurezza prese il potere tra le macerie del vecchio palazzo. L’isola che non ce l’ha fatta, insieme ai cugini boriosi guidarono una rivolta contro il nuovo padrone. Noi tenemmo il piede in più staffe tanto per non smentirci.
Oh, i volenterosi cercarono di farsi passare per i paladini della giustizia! In realtà fecero il passo disperato per continuare a sopravvivere sulla speculazione e sul dolore altrui. Non ce la fecero. Quando il cataclisma fece scomparire la perfida isoletta tutto divenne chiaro e il nuovo equilibrio fu scolpito nella pietra.
Ora, cari idioti che mi ascoltate. Signora, non si offenda. Chiedetevi cosa succederà adesso. Vivrete in un paese sovrano, o in una colonia? Potrebbe andare peggio, pensateci un po’. Ti vedo, sai? Tu, proprio tu che stai riprendendo la bandiera arcobaleno con la scritta “ce la faremo” da mettere fuori il balcone. Sei pronto all’ennesimo giro?”
E stop!
“Pensa che io ci cantavo pure sul balcone!” Mentre rimetteva i suoi appunti a posto lo sguardo andò sullo schermo e il pallino rosso ancora attivo della registrazione.
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