Creare è inventare mondi e relazioni 2

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Creare è inventare mondi e relazioni 2

Apri il dizionario in una pagina a caso e punta il dito su una parola. Fallo per cinque volte e appunta le parole che ottieni. Scrivi una breve storia che le contenga tutte.

acciuga-giro-nano-microbo-fusa

“Non ora Sally, continua su questa rotta e lasciami riposare ancora un po’. Ma guarda te che mi tocca sopportare!”

Lo scorbutico nano tornò ad abbassare sulla sua brutta faccia la visiera del cappellaccio che lo proteggeva dal sole.

La zattera sgangherata su cui stava spaparanzato in precario equilibrio ebbe un sussulto e Sally, il delfino che la trainava grazie a delle liane intrecciate sapientemente, tornò a nuotare trascinandosi dietro il “carico” visto che il “timoniere” non aveva voluto darle ascolto. Non passò molto tempo che Sally tornò alla carica tentando ancora di attirare l’attenzione del nano.

“Ma cosa ti prende? Così non arriveremo più, l’isola è lontana! Cosa? Parla piano, quando fai così proprio non ti capisco! Vuoi fare un giro? Ma lo farai dopo…ora andiamo…ah no, senti freddo? Ma come fai a sentire fre… Ahhhh ora ho capito, allora hai fame?!”

Sally fece un salto mortale carpiato per festeggiare l’improvvisa illuminazione del suo compagno di viaggio. Proprio in quel momento un’acciuga, probabilmente la più grande che si fosse mai vista, si trovò a passare nei pressi della misera zattera. Sally non riuscì nemmeno a pensare a all’istante mollò il capo di una delle liane lanciandosi famelica all’inseguimento della preda designata. La zattera quasi si rovesciò per l’onda provocata dalla possente codata che il delfino aveva scatenato per partire all’inseguimento.

Il nano riuscì incredibilmente a rimanere in piedi e quasi distrusse a morsi il suo cappello inveendo contro la povera Sally. Il viso, già brutto per la verità, si contorse in un grido di rabbia che lo rese ancora peggiore se possibile.

“Dove vaiii? Non puoi lasciarmi qui!! Accidenti, dovevo affidarmi a quella tartaruga marina, lo sapevo! Vatti a fidare di una che ha i polmoni e nonostante tutto sceglie di vivere in acqua… un deserto di acqua… e io odio l’acqua!”

Intanto l’acciuga si dimostrò non solo di proporzioni eccezionali, ma anche dalla velocità supersonica: Sally non riusciva a raggiungerla e i morsi della fame ne limitavano ulteriormente l’azione, ma nonostante tutto non si arrendeva.

Il nano stava immobile sulla misera zattera non trovando nessuna idea apprezzabile.

“Povero me, cosa ci può essere di peggio che finire solo e disperso in mezzo al nulla?”

In lontananza una nuvola viola diventava sempre più grande mentre si spostava ad una velocità sorprendente. In pochi istanti ricoprì ogni parte del cielo sopra al povero e piccolo naufrago. Il vento avvolse tutta l’area e grosse gocce di una sostanza che sembrava lava fusa incandescente caddero copiosamente nel mare. Il povero nano saltellava cercava di non essere ustionato e di non cadere in acqua mentre nubi di vapore mastodontiche si alzarono dalle onde ingoiando nell’oscurità tutto ciò che incontravano.

Non c’era stato niente da fare, l’acciuga aveva vinto e a Sally non rimase di tornare indietro. Avrebbe dovuto solo sopportare la rabbia del solito nano, ma tanto ci era abituata e poi, una volta portato a destinazione, non lo avrebbe più rivisto.  Ognuno per sé. Si diresse allora verso la zattera. Le ci volle un po’ per rintracciarla, ma finalmente la vide in lontananza.

“Ti vedo, maledetta ingorda! Spero ti sia andata di traverso quell’acciuga. Lasciarmi così, in balia di una tempesta di lava fusa… ah ma mi sentirai, eccome se mi sentirai!”

Sally si avvicinava, ma le sembrò molto strano che il nano non la accogliesse urlando. Forse si era addormentato. Accelerò.

“Vieni, vieni brutta ingorda…”

Sally arrivò alla zattera, ma del nano nessuna traccia. Era sparito.

“Ma cosa hai fatto Sally? Sei ENORME, MASTODONTICA! Ma è tutto enorme ora che ci penso! Altro che un’isola, la zattera sembra un continente, ma cosa dico, ancora più grande… ed è pieno di mostri, ma che succede?? Sally, aiutami!”

Sally cercò in lungo e in largo il nano senza fortuna. Alla fine si ritenne libera dal patto che li legava ed abbandonò la zattera lanciandosi alla caccia di qualche bel banco di prede più facili da prendere rispetto a quell’obbrobrio di natura che le era sfuggito.

L’incredibile nuvola viola che proveniva dall’isola del progresso avevo rilasciato il suo micidiale carico di veleno che, a contatto dell’acqua marina, si era trasformato nel vapore della mutazione. Questa volta era toccato al povero e scorbutico nano che purtroppo per lui non sarebbe mai arrivato all’isola tanto agognata, ma sarebbe rimasto per sempre in un mondo nuovo ed inimmaginabile, il mondo immenso dell’infinitamente piccolo della sua zattera in cui lui era diventato un microbo.

In mezzo ad un paesaggio che sembrava di un altro mondo e circondato da esseri il cui aspetto non avrebbe mai potuto neanche immaginare, il povero e scorbutico nano cercava di trovare una propria collocazione e magari un nuovo cappello da distruggere a morsi:

“Ma guarda te che mi tocca sopportare!”

 

Paolo Rocchigiani

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