GLI SCOUT – L’ombra nella foresta
Gli scout dell’avanguardia incontrano un’imboscata brutale nelle foreste del sud.
Tra orchi in agguato, rune d’allarme e decisioni disperate, il tenente Schwarzwald capisce che il vero pericolo non è lo scontro… ma ciò che li attende più a valle.
un racconto di Paolo Rocchigiani
👉 Leggi il capitolo precedente: “ATTACCO ALLA COLONNA – L’ultima resistenza contro il CAOS”
Dopo aver setacciato la zona, i tre scout che costituivano l’avanguardia della colonna militare tornarono nel luogo in cui avevano lasciato i cavalli. Leggeri nelle loro armature di cuoio riposero nelle bisacce delle selle le loro attrezzature. Secondo la tabella di marcia, quello sarebbe stato l’ultimo controllo visto che alla prossima sosta la colonna si sarebbe accampata per la notte. Qualche chilometro prima avevano fatto una deviazione verso sud-ovest, Albert veniva da quelle regione e sapeva dell’esistenza di un sentiero che portava ad una collina da cui era possibile dare un’occhiata a largo raggio. Per cui l’aveva proposto al tenente a cui era sembrata una buona idea. Sembrava tutto tranquillo, quindi avevano ridisceso la collina per riprendere il loro cammino più a sud. Mentre i due soldati si accingevano a lasciare il segnale di via libera per le truppe in arrivo, il tenente Dexter Schwarzwald tornò a guardarsi intorno come per dare l’ultima conferma al loro operato. Non si sentiva tranquillo e nonostante avesse compiuto il suo dovere con maggior scrupolo del solito se possibile, aveva la strisciante sensazione che qualcosa fosse fuori posto.
Si sistemò i guanti e scuotendo il capo quasi a esorcizzare i suoi pensieri, diede ordine di rimettersi in cammino. Mentre infilava il piede nella staffa ebbe però la certezza di cosa lo turbava. Caricando il peso sulla gamba sinistra fu di slancio in sella. Ecco cos’era. Il silenzio. Nessun battito d’ali, nessun richiamo di uccelli, nessun insetto intorno. Sembrava che in quella zona non ci fosse vita o almeno che l’avesse abbandonata. Serrando la mascella i suoi sensi sembravano accelerare. Poi improvvisa una luce intermittente dal suo braccio destro ne attrasse lo sguardo fulmineo. Guardando in basso a destra del cavallo un’ombra si allungò con movimento veloce. L’addestramento fece il resto.
Si buttò di scatto dal lato opposto lanciandosi a terra dalla sella. Se così non avesse fatto sarebbe stato tranciato in due dal colpo di una scura e pesante spada. Il cavallo si imbizzarrì e nitrendo corse via fiutando solo ora il pericolo. L’orco dietro di esso si sbilanciò seguendo lo slancio della spada che doveva andare a bersaglio. Da terra il tenente si voltò e in una frazione di secondo ebbe lui il suo bersaglio. Mentre l’orco tornava in equilibrio e si voltava verso di lui per portare un nuovo colpo, con un unico gesto estrasse e lanciò dallo stivale un pugnale sottile ed affilato che, rapido e preciso, andò a conficcarsi nel collo dell’aggressore ricacciandogli in gola il grido di attacco e rabbia. Ferito a morte crollò sulle ginocchia tenendo la ferita zampillante con le grosse mani mentre la luce nei suoi occhi diventava sempre più opaca. Senza un attimo di esitazione il tenente Schwarzwald si alzò agile in piedi guardandosi intorno. Nitrendo e dimenandosi i cavalli corsero via, a destra un orco tirava via una scure dalla schiena di Albert Graf mentre a sinistra Hans Crupter ne fronteggiava un altro armato di uno spadone a due mani. La valutazione fu immediata così come era richiesto ad un ufficiale degli scout imperiali. Estraendo la sua spada si mosse verso Hans. Un quarto orco spuntò dal suo lato cieco e roteò l’ascia verso la sua testa. Lo scout si protrasse in avanti e da sotto il metallo oscuro dell’arma che gli sfiorava i capelli, lo colpì ad una gamba che spruzzò sangue. L’orco si inginocchiò ringhiando furioso mentre l’uomo, senza guardarlo e puntando diritto, si lanciò al fianco del compagno. Hans parò con la spada un terrificante colpo che però lo scaraventò a terra. Il suo avversario tirò un fendente certo di tagliarlo in due come legna da ardere, ma il soldato, con la schiena a terra e lo sguardo verso l’alto, rotolò di lato evitando la morte. Lo spadone si abbatté sul terreno con una forza tremenda. A pancia sotto Hans arcuò la schiena e colpì dal basso verso l’alto le braccia dell’attaccante ancora protese in avanti. L’arma rimase conficcata nel terreno mentre l’orco lasciò l’impugnatura gridando per la ferita. In accademia veniva insegnato che, in una situazione di svantaggio numerico in combattimento corpo a corpo, era determinante per la sopravvivenza riportare in parità il numero tra attaccanti e attaccati entro i primi trenta secondi dall’inizio dello scontro. L’eccellenza richiedeva l’eliminazione delle unità in soprannumero, ma ora non c’erano gli esaminatori a dare voti e giudizi e quindi anche la messa fuori gioco temporanea poteva essere abbastanza per fare la differenza. Gli scout imperiali erano ben addestrati e in quelle situazioni sapevano di dover dar fondo a tutte le proprie energie senza risparmiarsi e così fecero. In quel momento dei quattro orchi attaccanti, uno era morto, due feriti e quindi momentaneamente non pericolosi e l’ultimo, con la scure ancora grondante il sangue di Albert Graf, si era parato dinanzi al tenente. L’arma roteava sempre più vicino la testa dello scout che schivava e provava a colpire. Ancora senza fiatone cercava il colpo risolutivo.
Pochissimi uomini sopravvivevano ad uno scontro uno contro uno con un orco, per questo bisognava essere rapidi e portare colpi pesanti. Fintò un attacco a destra, ma commise un errore nello spostamento del peso e scivolò sul piede d’appoggio. Il possente orco spalancò gli occhi intravedendo la vittoria e alzò l’arma per abbattere il suo nemico. Pochissimi uomini sopravvivevano ad uno scontro uno contro uno con un orco per cui era sempre meglio affrontarli almeno in due. Da dietro Hans colpì assestando due precisi fendenti al fianco sinistro. Istintivamente l’orco tenne la scure con la sola mano destra voltandosi rabbioso a sinistra e lo colpì forte in volto con il dorso dell’altra. Lo scout era impreparato al riflesso del mostro e prese in pieno il colpo che violentemente lo ricacciò lontano a terra. Gli occhi del tenente brillavano quando infilzò dal basso la gola del suo avversario che rimase un istante immobile prima di rovinare a terra senza vita. Ricacciando la lama cercò con lo sguardo i due orchi rimasti. Quello ferito alle braccia si era ripreso e ringhiando e sbavando stava correndo verso Hans che era a terra stordito e quello ferito alla gamba, trascinandosi sulle potenti braccia, lo aveva puntato caricandolo come un orso inferocito. Allora gli voltò le spalle, gridò e cominciò a correre verso l’altro che, con le braccia rese meno forti dalle ferite, si voltò verso di lui aspettandolo con un ghigno si soddisfazione. Lo scout gli era quasi addosso quando, ormai quasi a contatto, si buttò di lato. Il ghigno si spense e deluso lo seguì stupito con lo sguardo non accorgendosi che l’altro orco, balzato per afferrare il tenente, gli rovinava furioso addosso. I due rotolarono lontano per la forza dell’impatto. Ancora a terra videro per un istante una figura far loro ombra dall’alto, poi due colpi fulminei della lama dell’Impero posero fine alla scontro.
Il tenente rinfoderò la spada mentre fissava un punto sfocato davanti ai suoi occhi. Tirando un profondo sospiro diede un’occhiata alla runa di allarme che li aveva salvati, scuotendo il capo pensò subito al suo comandante e poi di scatto si voltò alla ricerca dei suoi uomini. Trovò prima Albert. Si inginocchiò su di lui e purtroppo si accorse subito che non c’era più nulla da fare. Chiuse gli occhi e serrò la mascella, ma la sua attenzione fu catturata dai lamenti di Hans. Fu in piedi in un attimo, lo raggiunse di corsa e lo aiutò a rialzarsi. Ancora mezzo stordito aveva una brutta ferita sul volto, nulla di particolarmente grave però, così il tenente Dexter, abbozzando un sorriso, cominciò a parlargli:
“Avanti soldato in piedi! Ottimo lavoro, a quanto pare potrai raccontare di essere sopravvissuto ad uno scontro con degli orchi. Non è da tutti.”
“Grazie tenente!” rispose Hans con la bocca piena di sangue mentre dolorante cercava di reggersi in piedi.
“Non ringraziare me ma loro” e indicò i corpi dei nemici “ci hanno sottovalutato, erano troppo sicuri di averci già eliminati e noi bhè ecco…siamo stati fortunati. Se la runa non si fosse attivata non saremmo qui a parlarne e purtroppo la sua attivazione è peggio di quanto sarebbe stata la nostra morte.” Hans aggrottò la fronte, in cuor suo non ne era totalmente convinto. “Purtroppo Albert non ce l’ha fatta. Vieni.” I due si avvicinarono al corpo del compagno caduto e insieme, dopo aver ricomposto la salma, recitarono una breve preghiera, poi il tenente si guardò intorno e cominciò a fischiare un richiamo intermittente. Anche Hans fece lo stesso fischiando una melodia diversa. Dagli alberi venne fuori solo il cavallo del tenente, mentre Hans insisteva senza successo.
“Bravo Nive, bravo” gli sussurrò mentre gli accarezzava il collo. I due soldati caricarono sul dorso del destriero il corpo del compagno, poi il tenente dopo aver preso degli oggetti dalla bisaccia della sella, si voltò verso Hans.
“Ascoltami, la situazione è grave e non c’è tempo da perdere”. Srotolò una mappa, la osservò e una volta deciso indicò un punto al compagno. “Prendi Nive, riporta il corpo di Albert alla guarnigione di Forte Salvezza e dai l’allarme. Avverti della presenza nella regione di orchi e dì che qualcosa di grave deve essere accaduto al convoglio.”
“E lei tenente?”
“Io tornerò indietro a vedere che cosa è successo. La runa del Lord comandante può essere attivata solo in casi eccezionali. Nulla di buono può essere accaduto. Probabilmente i nostri nemici erano sicuri che ci avrebbero eliminati così da non poter allertare nessuno. La superficialità dell’imboscata che ci hanno teso ci dà un vantaggio e noi dobbiamo sfruttarlo. Ora sali a cavallo e corri fino alla guarnigione il più velocemente possibile. Mi metterò in contatto al più presto.” Hans annuì energicamente e salì non senza qualche difficoltà in groppa.
“Va’ e non fermarti!” Così dicendo il tenente tirò una pacca forte a Nive che partì veloce quasi perdendo il suo cavaliere. Finalmente Hans prese il controllo serrando le briglie mentre il tenente, voltatosi di spalle, scompariva nella vegetazione. Intanto dei piccoli occhi rossi avevano osservato la scena nascosti nella folta vegetazione.
👉 Se non l’hai già fatto, leggi il capitolo precedente: “ATTACCO ALLA COLONNA – L’ultima resistenza contro il CAOS”
👉 Iscriviti alla newsletter di Paololandia
e ricevi aggiornamenti sulle nuove storie e i nuovi articoli. Ti aspetta un piccolo omaggio 🙂


Ben scritto e ben ideato il combattimento, bravo!