LA COLONIA

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LA COLONIA

un racconto di Paolo Rocchigiani

 

Dopo la Guerra dei Demoni la Colonia divenne la potenza egemone.

Negli anni della ricostruzione la più grande potenza mondiale capeggiò un’alleanza di stati che si reggeva in realtà su di una sorta di sudditanza nei suoi confronti da parte degli altri membri. Dall’altra parte, a opporsi dividendo di fatto il mondo in due schieramenti, gli altri vincitori, Raz-ru, capeggiavano militarmente  i propri vassalli di una filosofia di vita estremamente diversa. Paradossalmente tutto sembrava più facile: o da una parte o dall’altra, mentre i vinti vennero fagocitati per rinascere in seguito ammaestrati dai nuovi padroni.

L’accettazione della situazione di stallo contribuì ad escludere guerre della portata devastante dell’ultima, ma scaramucce più o meno piccole tenevano spesso in apprensione il mondo con la paura di una estinzione globale causata da un passo falso da parte di uno dei contendenti. Quasi improvvisamente il grande nemico si dissolse, apparentemente quasi senza ragione e con una facilità fanciullesca, la parola libertà venne abusata e il mondo si ritrovò libero nelle mani della Colonia. La politica semplicemente scomparve perdendo di senso a favore di una fiction cinematografia voluta dalla vera elite al governo.

Sotto un grande velo di menzogne l’umanità perdeva alcune delle sue prerogative riscrivendo in modo grottesco molte pagine del proprio passato.  Un Mondo Nuovo nasceva servendosi di tecnologie della schiavitù mentale.

Poi da Oriente giunsero nuovi leader che si opposero apertamente alla strada imposta dalla Colonia, ma l’opinione mondiale li metteva in cattiva luce osannando invece i suoi burattinai. Altre potenze videro la luce, primo fra tutti Il Nuovo Impero che più di qualsiasi altro concorrente divenne estremamente ingombrante. Trovando nella sua egemonia una probabile falla apertamente la Colonia lo etichettò come nemico numero uno. L’idea stessa di guerra venne stravolta, divenne liquida: guerra sui dazi doganali, improvvise rivolte, rivendicazioni etniche e sociali, instabilità politica, finte ed inutili aggregazioni di Stati, minacce e paure più o meno reali tali da rendere le borse come delle giostre di un luna park, tutto venne riportato all’economia trascendendo l’etica.Il cinema venne usato per veicolare ricordi e rendere familiari e plausibili i crimini più indicibili. 

La guerra batteriologica etnica fu l’apice di un sistema di indebolimento a scopo prettamente economico: morte ed instabilità dovute a malattie sconosciute erodevano punti percentuali alla crescita del PIL, questi erano i nuovi bottini di guerra.  Controllare la diffusione delle malattie in base all’appartenenza ad un ceppo etnico diede il via ad attacchi e contrattacchi che stritolarono gli impotenti e patetici vassalli di questo e quell’altro padrone. I numeri non significarono più nulla in una desolazione di fortezze che avevano sempre meno di umano.

La crescita continua non poteva coesistere con la limitatezza delle risorse. Le popolazioni più povere si mossero spinte dalla disperazione e, seppur subendo perdite catastrofiche, cambiarono gli equilibri dimostrando ancora una volta che se i tanti sono uniti per i pochi non può esistere speranza.

Alla fine, decenni di paura dello spauracchio nucleare, trovarono finalmente sfogo in una grigia giornata di novembre quando tutti i silos di lancio del mondo si aprirono nello stesso istante lasciando ognuno il proprio ospite partire per un viaggio senza ritorno.

Il tempo aveva perso di significato sul pianeta desolato. Quando la presenza   di una vita organizzata su di esso aveva addirittura perso lo stato di ricordo, una navicella spaziale atterrò su quel povero suolo maledetto e martoriato. Azzerando i contatori nuovi esseri guidati da una nuova energia camminarono lasciando nuove impronte sulla loro nuova Colonia.

 

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Paolo Rocchigiani

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